L’AVVELENAMENTO DA PIOMBO

Il piombo rappresenta l’elemento tossico, maggiormente, rilevante presente nell’ ambiente; le sue proprietà connesse alla malleabilità, alla duttilità e alla resistenza alla corrosione sembrano rendere difficile la rinuncia al suo utilizzo. A causa della sua natura non biodegradabile e dell’uso continuo, la sua concentrazione si accumula nell’ambiente; ad ogni modo, sebbene il suo utilizzo sia cessato in diversi contesti, è ancora utilizzato in molti settori industriali come la riparazione di automobili e la produzione di batterie.

In pratica, il piombo è un metallo altamente velenoso che colpisce quasi tutti gli organi del corpo; tra essi, il sistema nervoso è quello maggiormente bersagliato.

L’esposizione prolungata al piombo può causare anemia e un aumento della pressione sanguigna; sono stati riscontrati gravi danni al cervello e ai reni, sia negli adulti che nei bambini, legati all’esposizione a livelli elevati di piombo.

In alcuni soggetti si assiste ad una evidente comparsa di caratteristiche cliniche anche a livelli bassi, mentre altri sono asintomatici anche a livelli, maggiormente, elevati; i bambini sono, in misura maggiore, soggetti agli effetti del piombo, in quanto i loro organi sono in fase di sviluppo.

L’avvelenamento da piombo avviene, principalmente, per ingestione di cibo o acqua contaminati da piombo; ad ogni modo, anche l’ingestione accidentale di polvere o vernici a base di piombo contaminate può determinare un avvelenamento.

Il piombo è assorbito, in maniera rapida, nel flusso sanguigno, e genera effetti negativi su alcuni sistemi di organi come il sistema nervoso centrale, il sistema cardiovascolare, i reni e il sistema immunitari.

L’esposizione professionale è una delle principali fonti di avvelenamento da piombo negli adulti; le strutture lavorative, maggiormente, comuni che coinvolgono prodotti contenenti piombo sono gli schermi antiradiazioni, le munizioni, determinati dispositivi adoperati in ambito chirurgico chirurgiche, lo sviluppo di pellicole radiografiche dentali prima delle radiografie digitali, le tubature e gli smalti ceramici.

L’avvelenamento da piombo determina un complesso di sintomi, tra cui un comportamento anomalo che varia da persona a persona; comunque, l’esposizione cronica al piombo, generalmente, richiede settimane o mesi per produrre manifestazioni nell’organismo.

Livelli di piombo nel sangue ricompresi tra 25 e 60 μg/dL generano conseguenze neuropsichiatriche; l’anemia insorge con livelli di piombo nel sangue maggiori di 50 μg/dL.

Livelli elevati di piombo nel sangue che superano i 100 μg/dL causano manifestazioni gravi, come segni di encefalopatia accompagnati da un aumento della pressione all’interno del cranio, delirio, coma, convulsioni e cefalea.

I segni e i sintomi di un’esposizione cronica includono perdita di memoria o di concentrazione a breve termine, depressione, nausea, dolore addominale, perdita di coordinazione, intorpidimento e formicolio alle estremità.

FONTE

Murgia, V. (2022). Fonti di esposizione al piombo nei bambini, assorbimento e fattori di rischio specifici per l’età, necessità di prevenzione primaria. Il Cesalpino, (55).

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