Un catetere venoso centrale (CVC) rappresenta un sottile tubo flessibile inserito in una vena di grossa portata, allo scopo di permettere l’infusione, continuata, di farmaci e liquidi o per la nutrizione parenterale totale (NPT), oltre ad altre procedure sanitarie.
Le complicanze più frequenti includono quelle locali nel sito di inserimento, come infezioni, trombosi o lesioni miocardiche; in tal senso, il posizionamento di tali accessi venosi prevede un complesso di competenze adeguate atte a ridurre il rischio di complicanze immediate come emorragie e pneumotorace.
Inoltre, una volta posizionati necessitano di sorveglianza e cura al fine di scongiurare la morbilità associata all’uso dell’accesso venoso centrale, che corrisponde alle complicanze tardive.
Le principali categorie che prevedono la necessità di un accesso venoso centrale sono rappresentate da:
I. Monitoraggio della pressione venosa centrale;
II. Infusione di elettroliti, liquidi, agenti vasoattivi, agenti citotossici e determinati antibiotici;
III. Terapie extracorporee comprendenti fluidi come l’emodialisi o la plasmaferesi.
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